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Aggrediti agenti nel carcere di Castrogno. Denuncia del Sappe: "L’istituto teramano potrebbe ospitare 240 detenuti invece ne ospita 410"

"Anche quella di oggi e’ una pagina nera per il carcere teramano, due agenti e due ispettori aggrediti, tensioni continue.
Si continua a voler ignorare, a piu’ di sei mesi dalla dichiarazione dello stato d’emergenza per la questione penitenziaria, che le carceri stanno per esplodere, con oggi presenti 68.333 detenuti, dei quali 29.229 imputati, 37.111
condannati e 1.805 internati. Si continua a voler ignorare che 172 istituti penitenziari italiani su 204, pari all’84,31 per cento superano la capienza regolamentare. E che 103 istituti su 204, pari al 50,49 per cento superano la
capienza tollerabile.

L’istituto teramano potrebbe ospitare 240 detenuti invece ne ospita 410, di questi , oltre la metà soffrono di problemi pschici con difficile gestione, scaricati a Teramo per il solo fatto che vi è il servizio di guardia medica h 24 è una pschiatra per alcune ore la settimana.

La mancata previsione e approvazione di interventi strutturali sull’esecuzione della pena e sul sistema penitenziario nazionale hanno nuovamente portato gli istituti di pena del Paese in piena emergenza,lasciando soli a loro stessi gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria che conta carenze quantificabili in 6mila unita’ .
E intanto il piu’ volte annunciato piano carceri non vede luce e le annunciate assunzioni di 2mila nuovi agenti restano solamente una dichiarazione d’intenti".

E’ quanto dichiara Giuseppe Pallini, segretario provinciale di Teramo del Sindacato autonomo polizia penitenziaria, Sappe, la prima e piu’ rappresentativa organizzazione di categoria, in relazione agli eventi critici avvenuti nelle ultime ore nel penitenziario teramano di “Castrogno”."Alla vigilia dell’indulto del 2006 - aggiunge Pallini- dicemmo che quell’iniziativa sarebbe stata un autentico suicidio politico se alla stessa non si fosse aggiunta una profonda rivisitazione delle politiche della giustizia e dell’assetto dell’amministrazione penitenziaria.

Da allora abbiamo assistito alla caduta di un governo, al tracollo di un largo settore della classe politica italiana che stenta ancora a riprendersi, mentre decine di migliaia di poliziotti penitenziari per quelle parole non ascoltate, sono costretti a mettere a rischio la propria salute e quella dei propri cari,esponendoli a malattie infettive che si ritenevano debellate in Italia, ma che sono largamente diffuse in carcere". "Fin qui - ha concluso Pallini – il personale ha mostrato di mantenere fede alla propria promessa rinnovata ad ogni festa del Corpo. Al servizio del Paese, ma e’ giunto il momento che i rappresentanti dello stesso Paese dimostrino che le periodiche visite in carcere non si sono limitate e non si limitano ad una passerella mediatica".




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