L’Aquila, gli angeli di polvere. Manifestazione contro il processo breve dei genitori delle vittime del crollo della casa dello studente

video frameMarco Alviani, Luciana Capuano, Davide Centofanti, Angela Cruciano, Alessio De Simone, Francesco Esposito, Hussein Hamade, Luca Lunari. Sono loro gli angeli di polvere.
Devo questa espressione al Professor Franco Trequadrini, docente dell’Università dell’Aquila, usata nel suo intervento pubblicato sul libro Chiuso per Terremoto, di Dante Bellini. Il professore ha usato questa espressione per descrivere in modo poetico gli studenti sventurati morti nella tragica notte tra il 5 ed il 6 aprile 2009, mentre dormivano nelle loro stanze presso la Casa dello Studente di via XX Settembre a L’Aquila, secondo il Professore costruita con la moralità truffaldina e criminale dei palazzinari.

I genitori degli studenti, riunitisi in un comitato per sostenere le indagini e l’iter giudiziario relativo alle responsabilità dei crolli, hanno tenuto una manifestazione il 28 gennaio 2010, in Piazza del Teatro all’Aquila, in occasione della inaugurazione dell’ Anno Giudiziario dei Penalisti Italiani, che in quello stesso giorno hanno tenuto un convegno sulla Ricostruzione del Sistema Giustizia, presso il ridotto del teatro comunale.

Uno dei manifesti dei dimostranti diceva: Assassinati nella Casa dello Studente, per non dimenticare. Processo breve per Lui, ingiustizia è fatta, incalzava un altro cartello. Ingiustizia per centinaia di migliaia di cittadini che vedranno andare al macero processi non ancora conclusi. Ingiustizia è fatta per le vittime dei crolli assassini a L’Aquila, dove potrà esserci- impunemente- un altro 6 aprile. Riporto anche un terzo cartello che usava un linguaggio più colorito: è la S. Giuliano d’Abruzzo. La Casa dello Studente, trasformatasi in bara di cemento è un capitolo a parte della tragedia aquilana, il primo di cento punti interrogativi sulla qualità dell’edilizia della città moderna. Sospetti atroci peseranno sulla città... dirsi tutto è la prima pietra di una lunga ricostruzione.

Nello stesso tempo e per la stessa ragione c’era sulla piazza del teatro il referente della AIFVS, Associazione Italiana familiari e vittime della strada, anche lui sosteneva il suo no al processo ingiusto, senza garanzie per le vittime, sì al processo che arrivi a sentenza.

Difficilissimo fare qualche commento a tutto questo, e forse anche inutile. Sono espressioni che parlano da sole. Una cosa sì, la voglio dire, però. Venerdì 29, nel pomeriggio, c’è stata la cerimonia di passaggio delle consegne per la gestione del post-sisma dalla protezione civile nazionale ai rappresentanti degli enti locali abruzzesi. Si è ripercorso tutto il cammino iniziato quel disgraziato 6 aprile, nel corso di un breve filmato si è visto Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile, che, subito dopo il sisma, esprimeva a voce alta un pensiero che credo di ricordare bene: “Non voglio che un solo abruzzese dica: ci hanno lasciati soli”. Dopo la sua dettagliata relazione su metodi e provvedimenti per le conseguenze catastrofiche del sisma in Abruzzo, tutti i rappresentati locali hanno preso la parola, ringraziando e lodando l’operato della Protezione Civile e del Presidente del Consiglio, vista tanta gente finalmente sistemata in case veramente antisismiche. Miracolose.

Da parte dei politici rappresentanti delle popolazioni locali nessun cenno al processo breve ed alle conseguenze per la città, indubbiamente questo avrebbe guastato l’atmosfera piena di speranze per l’immediato futuro. Forse perché anch’io ho perso un figlio, anche se in modo diverso, ma è successo che mentre fiumi di parole e lodi sperticate venivano rivolte al miracoloso e gioioso Presidente del Consiglio lì presente, il mio pensiero sia andato ai genitori degli angeli di polvere, lasciati veramente soli. Un po’ di quell’amore di cui da un po’ di tempo a questa parte tanto parla il Presidente del Consiglio sia riservato, per piacere, anche a loro.




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