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Picchiati, frustati e con escrementi addosso". parla il marittimo del Buccaneer che abita a Martinsicuro

"Ci hanno picchiato, frustato, gettato contro perfino escrementi, e più volte hanno minacciato di ammazzarci". Per la prima volta dal giorno della liberazione, Filippo Speziali, il marittimo marchigiano imbarcato sul rimorchiatore Buccaneer, 50 anni compiuti durante il sequestro nel Golfo di Aden, ha accettato di parlare dei quattro mesi di prigionia trascorsi insieme ai compagni, in balia dei pirati somali. Lo ha fatto nella sala consiliare del Comune di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), la cittadina di cui il nostromo è originario, anche se da 22 anni vive in Abruzzo, a Martinsicuro, in provincia di Teramo. Accompagnato dalla moglie Claudia e dalla figlia Ilaria, che ha sostenuto l’esame di maturità mentre il padre era prigioniero, Speziali è stato accolto dal sindaco sambenedettese Giovanni Gaspari e da quello di Martinsicuro Abramo Di Salvatore.

Lo sguardo di chi ha vissuto un’avventura da dimenticare, un sorriso quando gli è stato consegnato un ricordo della città, il nostromo non ha aggiunto particolari sulle circostanze che hanno portato alla conclusione positiva del sequestro (durato dall’11 aprile al 10 agosto scorsi). Ma ha raccontato che uno dei momenti più critici è stato il primo luglio, quando i pirati hanno consentito che i marinai (dieci italiani, cinque romeni, un croato) facessero "l’ultima" telefonata a casa, e poi li hanno minacciati di morte.

"La forza d’animo e la calma", ha detto, "ci hanno salvato, aiutandoci a mantenere i nervi saldi per 120 giorni". Nonostante tutto, Speziali, figlio e nipote di marinai, è pronto a tornare in navigazione: "lo farò sicuramente. La mia vita è il mare, lo amo".




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