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Le conseguenze del terremoto. Abruzzo senza turismo e iniziative. Diventiamo sempre più poveri

Turismo, anno zero per l’Abruzzo. La crisi si fa sentire. Pochissime le presenze in questi primi giorni di luglio. “ Se non ci fossero i terremotati dell’Aquila, non sarei riuscito a affittare nessun appartamento” dice il titolare di un’agenzia che va per la maggiore che aggiunge: “Avevamo fatto un ottimo lavoro rima del terremoto specie nei paesi esteri, ma almeno la metà di ceki e tedeschi hanno rinunciato: hanno avuto tutti paura del terremoto”. Se al tutto si aggiunge la crisi economica, l’Abruzzo si ritrova a livello zero. Noi avevamo dato dei suggerimenti, traendoli dalle iniziative della Romagna. Niente da fare. Né da parte degli operatori turistici e tantomeno dalla Regione o dai vari enti che avrebbero dovuto e potuto preoccuparsi del problema. Così nessuno può tirare un sospiro di sollievo o cullare speranze, neppure per il mese di agosto, mentre a Riccione e Rimini lungo la spiaggia si divertono con la ola di estradizione calcistica.

Quando suggerimmo al colto e all’inclita la necessità di pubblicizzare sui maggiori quotidiani stranieri e italiani che il terremoto riguardava solo L’Aquila e non la costa, dove i terremotati peraltro hanno trovato rifugio, evidentemente pensarono a Cassandra. Era la figlia di Priamo che aveva il dono di predire il futuro, ma di non essere mai creduta. La Regione e tutti gli altri Enti non hanno creduto. Adesso debbono trarre le conseguenze. Sì, perché se è vero che la crisi ha praticamente dimezzato le presenze su tutte le spiagge italiane, in Abruzzo le ha praticamente ridotte al lumicino. Adesso, non si fa neppure più in tempo a uscirne fuori, a meno che non ci pensi San Chiodi. Quando parlerà a una delle tante tv nazionali, in occasione del G8 dell’Aquila, dovrebbe trovare il modo per sostenere appunto che il terremoto si è verificato all’Aquila e solo all’Aquila e in altre piccole zone dell’interno. Non basta tuttavia. L’idea di salvare il salvabile pubblicizzando la situazione sui maggiori quotidiani nazionali e esteri potrebbe essere ancor a valida, specie se unita a una qualche iniziativa relativa ai prezzi da parte degli albergatori. Bisogna tener presente, e non da ora, che il turismo, estivo e invernale, rappresenta una delle maggiori fonti di ricchezza, si fa per dire, per la nostra Regione. Industrie in crisi, edilizia, ormai ferma, manifatturiero quasi inesistente, il Pil regionale scenderà di almeno 3 o 4 punti al di sotto di quello nazionale, il che significa una Regione verso l’impoverimento totale e la creazione di due classi sociali: i ricchi e i poveri. La media e piccola borghesia, già in grave crisi, finirà per scomparire se il trend dovesse proseguire per qualche anno, come accade in regioni europee, per non andare troppo lontano parliamo della Grecia, anch’essa colpita dal terremoto e con le sue isole ormai deserte.

E’ da poco tempo che la nuova Giunta si è insediata, ma Chiodi deve far lavorare meglio e di più il suo assessore al turismo che sembra alieno dai problemi visto che non c’è stata nessuna grande iniziativa. D’accordo l’emergenza L’Aquila ha tarpato le ali a tutti, le risorse erano e restano scarse, ma scelte che costano davvero poco non possono essere ignorate, altrimenti rischiamo di rientrare nel novero delle povere regioni del sud che eravamo riusciti a evitare fino agli anni ’90. Dalle crisi ricorrenti non siamo usciti bene, e non parliamo solo di quella turistica, ma eravamo riusciti almeno a difenderci in qualche modo e a tirare a campare. Adesso possiamo solo ripetere tirem ‘nanze, avviandoci verso le forche caudine di sannitiana memoria, per rimetterci quasi tutto, eccetto la vita che comunque sarà grama, molto grama con i parametri attuali.




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